UNA SENTENZA DI SUCCESSO
TRIBUNALE DI BRINDISI SENTENZA REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Giudice Onorario del Tribunale, Dr. Vito Quarta, ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio civile iscritto al N. [OMISSIS] R.G. promosso DA Sig.ra T.M., rappresentata e difesa dall’Avv. [OMISSIS] OPPONENTE CONTRO Sig. C.C., rappresentato e difeso dall’Avv. Antonio Iaia OPPOSTO OGGETTO: Opposizione a Decreto Ingiuntivo, trattata e passata in decisione, ai sensi dell’art. 281 quinques cpc all’esito delle conclusioni precisate dai procuratori delle parti. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione, depositato telematicamente in data 22.10.2020, la Sig.ra T.M. ha proposto opposizione avverso il Decreto ingiuntivo N. 774/2020, emesso dal Tribunale Civile di Brindisi in data 28.7.2020 — e notificato a mezzo posta in data 11.09.2020 —, con il quale le è stato ingiunto il pagamento, in qualità di titolare di Ditta individuale — con sede in Brindisi (BR) — della somma di € 3.400,00 oltre interessi legali dalla domanda, nonché spese e competenze processuali, in favore del Sig. C.C. Quali motivi di opposizione ha eccepito, in via pregiudiziale, l’improcedibilità della domanda per mancanza di preventiva attivazione del procedimento di mediazione obbligatoria ex art. 5 co. 1 e co. 1-bis D.Lgs 28/2010; nel merito, ha impugnato la pretesa creditoria non risultando fondata; in via subordinata ha concluso per la riduzione delle somme ingiunte e per la sospensione del pagamento del canone di locazione per indisponibilità dei locali. Con comparsa di risposta del 2.2.2021 si è costituito in giudizio il Sig. C.C., a mezzo del suo difensore Avv. Antonio Iaia, impugnando l’opposizione ed eccependo, in via preliminare, l’inammissibilità della stessa in quanto irrituale e tardiva, chiedendo la conferma dell’esecutività del decreto ingiuntivo opposto ai sensi dell’art. 648 c.p.c. Nel merito, la difesa dell’opposto ha chiesto il rigetto dell’opposizione e la condanna dell’opponente al pagamento di € 4.014,08, con vittoria di spese e competenze professionali. Le parti hanno depositato memorie istruttorie. Esperito il tentativo di mediazione con esito negativo in data 9.3.2023, la causa è stata istruita e, ritenuta matura per la decisione in ordine alla eccezione di tardività formulata dall’Avv. Antonio Iaia, è stata riservata per la decisione all’udienza del 30.4.2024. MOTIVI DELLA DECISIONE Assume al riguardo la difesa del creditore opposto, l’Avv. Antonio Iaia, che l’opposizione avverso il decreto ingiuntivo è stata erroneamente formulata mediante atto di citazione, notificato il 15.10.2020, anziché ricorso, trattandosi di controversia in materia locatizia soggetta al rito speciale di cui all’art. 447 bis c.p.c. Il motivo è fondato. Per giurisprudenza consolidata della Suprema Corte (cfr. Cass. S.U. N. 927/2022), allorché l’opposizione a decreto ingiuntivo in materia di locazione sia erroneamente proposta con citazione anziché con ricorso, l’atto produce gli effetti del ricorso solo se venga depositato in cancelleria (iscritto a ruolo) entro il termine di cui all’art. 641 c.p.c. Nel caso in esame, la causa verte in materia locatizia (mancato pagamento di canoni relativi a immobile uso commerciale sito in Brindisi). A fronte di una notifica del decreto avvenuta l’11.09.2020, il termine di quaranta giorni per proporre opposizione scadeva il 21.10.2020. L’opposizione è stata iscritta a ruolo solo il giorno 22.10.2020, risultando dunque tardiva e inammissibile. Tale rilievo è assorbente rispetto a ogni altro profilo di merito. In ordine alla domanda di risarcimento danni ex art. 96 c.p.c. formulata dall’Avv. Antonio Iaia per la parte opposta, il Tribunale la ritiene infondata per difetto dell’elemento soggettivo (mala fede o colpa grave) e mancanza di prova di un danno specifico ulteriore. Le spese di lite vengono compensate per la metà, atteso che il ricorso per decreto ingiuntivo era stato originariamente introdotto con il rito ordinario, potendo aver indotto in errore la controparte sulla forma dell’opposizione. La restante parte segue la soccombenza. P.Q.M. Il Giudice Onorario del Tribunale, Dr. Vito Quarta, definitivamente pronunciando, ogni altra domanda disattesa, così decide: Brindisi, 19.01.2026 Il Gop Dr. Vito Quarta
Indagine di droga nata dal furto di un asinello: prescrizione per tutti
RINDISI – Si è conclusa con la prescrizione a carico di tutti i 17 imputati, il processo scaturito dall’operazione “Donkey”. Condotto dalla sezione antidroga della squadra mobile di Brindisi, riguardava alcuni episodi di cessione di cocaina, che sarebbero avvenuti a Brindisi nel 2014. Oggi, mercoledì 17 dicembre 2025, il tribunale di Brindisi in composizione collegiale (presidente: Maurizio Saso; a latere: Ambrogio Colombo e Leonardo Convertini) ha dichiarato prescritte tutte le imputazioni, previa riqualificazione delle accuse in “lieve entità”. I nomi delle operazioni non sono mai casuali. Come noto, il termine inglese “donkey” si traduce con “asino”. E infatti questa indagine nacque da un episodio singolare, il furto di un asinello di proprietà di uno degli imputati. Il quale “non la prese bene”, scoprì l’autore del furto e lo affrontò. La polizia venne a conoscenza dell’episodio e partirono le indagini, coordinate dal pm Raffaele Casto, oggi alla procura di Taranto. Gli episodi che venivano contestati trattavano quasi tutti di presunti passaggi di mano di cocaina, avvenuti a Brindisi e, in un’occasione, a Villanova, marina di Ostuni. Venivano contestate, inoltre, due detenzioni illegali di pistola e una violazione della prescrizione, durante la detenzione domiciliare, di comunicare con persone diverse da quelle del nucleo famigliare. Anche per queste accuse è scattata la prescrizione. Di sequestri in questa operazione non ce ne sono stati: è la cosiddetta “droga parlata”, i presunti traffici sono ricostruiti attraverso le intercettazioni. La fase precedente al dibattimento è stata lunga e laboriosa: la prima udienza risale al giugno 2024. Oggi, pm (in aula era presente il sostituto Francesco Carluccio) e difese erano d’accordo nel chiedere riqualificazione e prescrizione. Il collegio ha “vidimato”. Non si hanno notizie, invece, circa la sorte dell’asinello che ha dato il nome all’operazione. Il collegio difensivo: avvocati Laura Beltrami, Giuseppe Guastella, Luca Leoci, Gianvito Lillo, Mariangela Calò, Emanuela De Francesco e Antonio Iaia. —Indagine di droga nata dal furto di un asinello: prescrizione per tuttihttps://www.brindisireport.it/cronaca/brindisi-droga-operazione-donkey-prescrizione-sentenza.html© BrindisiReport
Non commise furto di energia elettrica: assolta inquilina di un immobile confiscato
BRINDISI – Non commise furto di energia elettrica. L’allaccio abusivo c’era, ma non era opera sua. Il tribunale di Brindisi ha assolto una donna, che con la sua famiglia vive, da assegnataria, in un immobile confiscato alla Scu, dall’accusa che le era stata mossa. La difesa dell’imputata ha dimostrato che il sistema per “rubare” energia all’Enel era precedente all’ingresso della famiglia nell’immobile – da diversi anni di proprietà comunale – e che la famiglia pagava l’energia consumata, avendo un regolare contratto con un’altra azienda che eroga il servizio. La sentenza della giudice Paola D’Amico è del 18 dicembre 2025, la motivazione è contestuale. Il pm aveva chiesto la condanna della donna a tre anni di reclusione, più 500 euro di multa. Il difensore, avvocato Antonio Iaia, aveva invocato l’assoluzione dell’imputata per non aver commesso il fatto. La vicenda prende le mosse da un controllo effettuato presso l’abitazione, in cui era stato riscontrato l’allacciamento abusivo, facendo scattare la denuncia a carico della donna. Era il 28 maggio 2020. Il decreto di citazione a giudizio è del 15 settembre 2022, mentre la prima udienza del processo si è tenuta il 16 giugno 2023. Ecco, proprio durante il dibattimento sono emerse due questioni dirimenti. La prima: l’allaccio abusiva c’era, d’accordo, ma era precedente all’assegnazione dell’appartamento alla famiglia. La seconda: la donna – carte e contratti alla mano – paga regolarmente l’energia elettrica e non ruba nulla. Così, la giudice D’Amico ha assolto la donna con formula piena: “per non aver commesso il fatto”. —Non commise furto di energia elettrica: assolta inquilina di un immobile confiscatohttps://www.brindisireport.it/cronaca/brindisi-furto-energia-elettrica-immobile-confiscato-assoluzione.html© BrindisiReport
Truffa alle assicurazioni, sentenza d’Appello per 51 brindisini
Assoluzione e prescrizione per la maggior parte degli imputati. Confermata la condanna a sei anni e mezzo per Angelo Balestra, carrozziere, ritenuto a capo dell’associazione per delinquere finalizzata ottenere indennizzi per incidenti stradali falsi BRINDISI – Assoluzioni e prescrizioni per la maggior parte dei 51 imputati brindisini a conclusione del processo d’Appello che ribalta la sentenza del Tribunale di condanna con l’accusa di truffa ai danni delle assicurazioni per incidenti stradali falsi. Ma non per Angelo Balestra, carrozziere, ritenuto a capo del sodalizio, per il quale è arrivata la conferma a sei anni e mezzo di reclusione, e per altri finiti a giudizio. Il processo di secondo grado è arrivato a conclusione oggi pomeriggio, 21 giugno 2017, per le motivazioni sarà necessario attendere il termine di novanta giorni. Il verdetto dei giudici della Corte d’Appello di Lecce è arrivato a distanza di quasi sette anni dal blitz che portò agli arresti sette persone, con 110 indagati a piede libero. Pene ridefinite per: Gianluca Palma, per reato residuo, condanna a due anni di reclusione; Anna Maria Buccarelli, Francesco Della Giorgia e Gianluca Re, un anno e sei mesi; Pancrazio Vergari due anni e sei mesi. Confermate le statuizioni civili a carico di: Antonio Antico, Andrea Barbonetti, Anna Maria Buccarelli, Carmelo Ciullo, Stefano Ciullo, Assunta Corlianò, Maria De Leo, Francesco Della Giorgia, Francesco Fraticelli, Roberto Licastro, Alessandro Manni, Cristian Martina, Cosimo Pignataro, Antonio Ragusa, Maurizio Rillo, Giuseppina Rospi, Marco Rospi, Antonio Vergari, Pancrazio Vergari e Gianluca Re. Assolti perché il fatto non sussiste, in relazione a diversi capi di imputazione: Rocco Andriulo, Anna Maria Buccarelli, Stefano Ciullo, Massimo De Fazio, Maria De Leo, Francesco Della Giorgia, Francesco Elia, Nicola Fabrizio, Luca Fortunato, Concetta Francioso, Barbara Fusco, Domenico Gaudino, Archimede Guadalupi, Riccardo Lodedo, Angela Marra, Giuseppe Mazza, Vito Miceli, Manuel Mignogna, Antonio Olimpio, Vittorio Olimpio, Gianluca Palma, Mauro Rametta, Angelo Rollo, Maria Rollo, Gianluca Schirinzi. Assolti per non aver commesso il fatto: Barbara Fusco, Maurizio Rillo, Luigi Blasi e Paola Rosa. Prescrizione per alcuni capi di imputazione: Antonio Rocco Antico, Andrea Barbonetti, Anna Maria Buccarelli, Carmelo Ciullo, Assunta Corlianò, Giovanna De Fazio, Maria De Leo, Giuseppe De Tommaso, Francesco Della Giorgia, Vincenzo D’Ignazio, Francesco Fraticelli, Roberto Greco, Federica Guerra, Roberto Licastro, Sandra Litti, Alessandro Manni, Cristian Martina, Cosimo Pignataro, Antonio Ragusa, Maurizio Rillo, Giuseppina Rospi, Marco Rospi, Angela Spagnolo, Antonio Vergari, Pancrazio Vergari, Gianluca Re. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Simona De Rocco, Daniela d’Amuri, Giuseppe Guastella, Laura Beltrami, Gianvito Lillo, Mauro Durante, Amilcare Tana, Cinzia Cavallo, Rosalba Gatto, Simona Attolini, Daniela Faggiano, Vincenzo Pennetta, Francesco Cascione, Cosimo Maci, Carlo Sariconi, Angelo Di Mitri, Cosimo Luca Leoci, Rosa Teresa Bungaro, Alessandro Longo, Fabio Di Bello, Giuseppe Lanzalone, Loredana Massari, Giampaola Gambino, Pantaleo Canoletta, Giacomo Serio, Cosimo Pagliara, Carmine Dell’Aquila, Giampiero Iaia, Livio Di Noi. Parti civili sono le seguenti compagnie di assicurazione: Axa, Ugf, Allianz rappresentate in giudizio dall’avvocato Silvio Caroli; Società Cattolica e Tua avvocato Andrea Rollo; Zurich ed Ergo avvocato Immacolata Caricasulo; Vittoria assicurazioni avvocato Angelo Rosato —Truffa alle assicurazioni, sentenza d’Appello per 51 brindisinihttps://www.brindisireport.it/cronaca/Truffa-alle-assicurazioni-sentenza-Appello-per-51-brindisini.html© BrindisiReport
Scu & sigarette: prescrizione e generiche anche per Pino Rogoli
ARI – Giustizia lumaca. Lentissima al punto che la sentenza del processo di primo grado, scaturito dall’inchiesta sui latitanti della Scu in Montenegro e sul traffico di “bionde”, è arrivata 18 anni dopo la prima udienza, con il riconoscimento della prescrizione dell’accusa di associazione mafiosa per 32 imputati, compreso il capo storico della Sacra Corona Unita, Giuseppe (Pino) Rogoli, 73 anni il prossimo agosto. E’ al carcere duro, in regime di 41 bis, dal 1992, con condanne definitive all’ergastolo per aver ordinato le esecuzioni di nemici nell’associazione mafiosa. La pronuncia è del Tribunale di Bari – seconda sezione penale – collegio presieduto da Flora Cistulli. La data è 22 gennaio 2019. Per la prima udienza bisogna tornare indietro nel tempo e arrivare al 5 luglio 2001, un anno dopo l’udienza preliminare. A fare la differenza, quindi, è stato il tempo diventato causa di estinzione dei reati contestati. Una sola condanna, per Domenico Velluto, alla pena di quattro anni e sei mesi di reclusione, con 800 euro di multa, previo riconoscimento delle attenuanti generiche. Più interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Prescrizione anche per Buccarella e altri Prescrizione anche per 31 imputati, tra i quali i brindisini Salvatore Buccarella (nella foto al lato), alias Totò Balla, imputato per associazione mafiosa. Prescrizione per Erminio Cavaliere, Antonio Centonze, Pietro Sozzi, Renato De Giorgi, Marcello Morleo, Bruno Rillo e Damiano Coffa, gli ultimi due difesi dall’avvocato Antonio Iaia (nella foto in basso), per i quali il pubblico ministero aveva chiesto condanne a dieci anni e quattro anni di reclusione. Le generiche a Rogoli Le motivazioni saranno depositate nel termine di 90 giorni e solo leggendo la sentenza sarà possibile capire anche come mai il Tribunale abbia riconosciuto a Rogoli, attualmente detebuto a Viterbo, le attenuanti generiche, così come chiesto dal difensore dell’imputato, l’avvocato Cosimo Lodeserto del foro di Brindisi, facendo riferimento alla condotta processuale dell’imputato, il quale ha sempre prestato consenso all’acquisizione al dibattimento degli elementi di prova prodotti dal pubblico ministero. La Scu e gli omicidi Per il pm, invece, la storia processuale di Rogoli è da ostacolo al riconoscimento del beneficio. La prima condanna definitiva per l’ex piastrellista nativo di Mesagne risale niente di meno che al 1963, per un furto. Due anni dopo, condanna per rapina e porto di armi, a seguire violenza e oltraggio a pubblico ufficiale. La storia venuta a galla dai processi imbastiti sulle inchiesta dell’Antimafia sulla nascita della Sacra Corona Unita, indica Rogoli come il capo fondatore dell’associazione di stampo mafioso: la notte di Natale del 1981, quando era ristretto nel carcere di Trani. Iniziò tutto da lì, da quella cerimonia in cella, avvenuta con il placet di Umberto Bellocco, ritenuto il capo di una ‘ndrina, lo stesso che riconobbe a Rogoli l’ingresso nella ‘Ndrangheta con il grado di santista. La prima condanna per omicidio risale al 1987, nel 1990 la prima per associazione di stampo mafioso, passata in giudicato. Tre sono stati gli omicidi addebitati a Rogoli, a partire da quello di Antonio Antonica, suo braccio destro diventato ingombrante al punto da dover essere eliminato. Cosa che avvenne il 13 febbraio 1989, nell’ospedale in cui Antonica venne ricoverato dopo essere stato ferito in maniera gravissima nel corso di un conflitto a fuoco con i fedelissimi di Rogoli. Tre uomini riuscirono a raggiungere la stanza di Antonica e fecero fuoco. Nel troncone incardinato a Bari, Rogoli era imputato con l’accusa di associazione mafiosa. Sodalizio nel quale Benedetto Stano, Santino Vantaggiato, Antonio Pagano, Francesco Sparaccio, Cesario Monteforte e Bruno Rillo, sono stati indicati come “esponenti di vertice delle organizzazioni criminali di stampo mafioso operanti in Puglia” i quali “raggiunti da provvedimenti restrittivi della libertà personale adottati dalla magistratura italiana, si sottraevano alla cattura raggiungendo il Montenegro dove prendevano accordi con i titolari delle licenze di importazione dei tabacchi lavorati esteri e autorità politiche per il controllo dei traffici illeciti”. Nella foto accanto l’avvocato Lodeserto, difensore di Rogoli. Ercole Penna, poi diventato pentito, il primo della Scu contemporanea (dopo il blitz Calypso della Dda di Lecce) veniva indicato come addetto al “recupero crediti nei confronti delle associazioni criminali minori. Rogoli, invece, prestava “il proprio rilevante contributo alla forza intimidatrice del cartello criminale degli italiani latitanti in Montenegro, assicurando con la partecipazione agli utili dei traffici illeciti, il proprio consenso alle attività del cartello”. Le assoluzioni Il Tribunale ha assolto 15 imputati, tra i quali il brindisino Erminio Cavaliere dall’accusa di tentata rapina perché il fatto non sussiste. Non doversi procedere per Giancarlo Corbelli, imprenditore originario di Massa Carrara, produttore di motoscafi offshore, per “ne bis in idem” perché già giudicato e assolto per gli stessi reati, come sottolineato dal difensore, Nicola Lerario. La Ferrari Il Tribunale ha ordinato anche la restituzione agli imputati dei beni sequestrati anni fa, auto e somme di denaro, fatta eccezione per una Ferrari F 355 riconducibile a uno degli imputati accusati di associazione mafiosa. —Scu & sigarette: prescrizione e generiche anche per Pino Rogolihttps://www.brindisireport.it/settimana/scu-sigarette-prescrizione-e-generiche-anche-per-pino-rogoli-e-altri-imputati-di-Brindisi-e-Mesagne.html© BrindisiReport
Furti di auto, ricettazione e droga: pene ridotte in Appello per diversi imputati
E’ stato letto in aula, presso la corte d’appello di Lecce, il dispositivo della sentenza di secondo grado relativa all’operazione Grid. Gli imputati coinvolti nel procedimento dovevano rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere dedita al traffico di sostanze stupefacenti nonché finalizzata a commettere furti di autovetture, ricettazione, riciclaggio ed estorsioni. E ancora: reati in materia di armi e droga. I giudici leccesi (presidente ed estensore: Francesco Messina; a latere: Francesco Cacucci e Carlo Errico) hanno rideterminato e ridotto le pene a carico di diversi imputati e pronunciato un’assoluzione. Hanno inoltre, disposto la revoca della confisca dei beni della “Sud Recuperi Cannone”, società che si è affidata all’avvocato Laura Beltrami, che difende anche diversi imputati in questo procedimento. Arresti e condanne in primo grado L’operazione “Grid” venne condotta dai carabinieri all’alba del 26 maggio 2021. Quel giorno furono notificate ordinanze di custodia cautelare a carico di 29 persone (19 in carcere e dieci ai domiciliari). L’indagine (denominata proprio “Grid” – “griglia” in inglese – per la fitta rete di intrecci dei soggetti coinvolti nelle attività illecite in vari settori criminali), con la direzione e coordinamento del pm Luca Miceli (sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Brindisi), è stata condotta dai carabinieri del Nor – sezione operativa della compagnia di Brindisi, da dicembre 2019 a luglio 2020, anche con l’ausilio di attività tecniche. Nel marzo 2022 è stata emessa una prima sentenza a carico degli imputati che avevano optato per il rito abbreviato, rito alternativo che prevede, in caso di condanna, uno “sconto” pari a un terzo della pena. Il gup Vittorio Testi del Tribunale di Brindisi all’epoca ha condannato 24 imputati e ne ha assolti due (leggi l’articolo). Gli imputati hanno proposto appello e ieri, mercoledì 17 gennaio 2024, la corte ha letto la sentenza in aula. In molti casi, i legali degli imputati sono ricorsi all’istituto del concordato. Il sostituto procuratore generale è Salvatore Cosentino. Di seguito, la sentenza nel dettaglio. Le pene rideterminate in appello Marco Sirena (34 anni, di Brindisi): sette anni di reclusione; Salvatore Manca (41 anni, di Brindisi): un anno; Angelo Sinisi (37 anni, di Brindisi): tre anni, cinque mesi e dieci giorni; Antonio Borromeo (31 anni, di Brindisi): quattro anni e due mesi; Giovanni Cannone (50 anni, di Brindisi): due anni e dieci mesi; Antonella Di Lauro (56 anni, di Brindisi): due anni e dieci mesi; Maria Chiara Borromeo (28 anni, di Brindisi): sette mesi e dieci giorni; Paolo Rillo (31 anni, di Brindisi): tre anni e dieci mesi; Vainer Pinto (49 anni, di Brindisi): tre anni; Cosimo Carrisi (47 anni, di Brindisi): quattro anni; Massimiliano Cavalera (43 anni, di Brindisi): due anni e otto mesi; Andrea Stabile (34 anni, di Brindisi): due anni, due mesi e venti giorni; Alessandro Coppola (31 anni, di Brindisi): un anno e sei mesi. Gianluca Colucci (48 anni, di Brindisi): tre anni e quattro mesi (due reati contemplati in due capi d’imputazione riqualificati in condotte di “lieve entità”); Emilio Moretti (36 anni, di Bari): cinque anni e otto mesi; Marco Ostuni (33 anni, di Brindisi): cinque anni e sei mesi di reclusione (non doversi procedere in ordine a tre capi d’imputazione in quanto improcedibili per difetto di querela); Andrea Quarta (52 anni, di San Pietro Vernotico, residente a Cellino San Marco): un anno e quattro mesi; Alessandro Carrisi (50 anni, di Brindisi): quattro anni; Davide Cannone (45 anni, di Brindisi): un anno e 15 giorni. Si registra infine una assoluzione, a carico di Tiziano Marra (26 anni, di Brindisi, difeso dall’avvocato Giuseppe Guastella), perché “il fatto non sussiste”. Il collegio difensivo Il collegio difensivo è così composto: Giuseppe Guastella, Laura Beltrami, Albino Quarta, Vincenzo Lanzilotti, Cosimo Lodeserto, Antonio Savoia, Marcello Tamburrini, Valentina De Mitri, Gianvito Lillo, Ladislao Massari, Ferruccio Gianluca Palazzo, Anna Maria Caracciolo, Mauro Masiello, Antonio Bolognese, Daniela D’Amuri, Antonio Iaia. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. I dettagli dell’inchiesta Chiuse le indagini, gli inquirenti hanno individuato in Borromeo e Sinisi i capi del sodalizio. Nella ricostruzione degli investigatori, impartivano le direttive direttamente dalle carceri presso cui erano reclusi, comunicando con familiari. Un gradino più sotto, ma con compiti operativi: Marco Sirena, il quale, come da capo d’imputazione, “coordinava le azioni delittuose degli altri sodali sul territorio organizzando i furti degli autoveicoli, il loro occultamento e riciclaggio e la loro destinazione finale, occupandosi della detenzione delle armi del sodalizio e del procacciamento e smercio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina ed eroina destinandone in parte i proventi al mantenimento dei capi detenuti e delle loro famiglie, nonché all’ausilio economico ai sodali in difficoltà”. I carabinieri, a indagini concluse, hanno ricostruito 22 episodi di furto di autovetture, tra consumati e tentati, avvenuti in provincia di Brindisi e di Lecce. La droga trattata veniva smerciata nelle piazze di spaccio di Brindisi. —Furti di auto, ricettazione e droga a Brindisi: pene ridotte in Appellohttps://www.brindisireport.it/cronaca/furti-auto-ricettazione-droga-brindisi-pene-ridotte-appello.html© BrindisiReport
Assolto postino accusato di aver fatto sparire 193 chili di corrispondenza
BRINDISI – Oltre quattromila plichi mai arrivati a destinazione. Spariti 193 chili di corrispondenza, con mittenti anche dall’estero e destinatari a Brindisi. L’accusa di aver soppresso missive e pacchi è stata mossa nei confronti di un postino residente in città, A.S., finito sotto processo e assolto al termine del dibattimento “per tenuità del fatto”. Il brindisino, difeso dall’avvocato Antonio Iaia (foto accanto), ha affrontato il processo ordinario dopo la citazione diretta a giudizio, una volta concluse le indagini preliminari e ha sempre respinto l’accusa sostenendo di essere oberato di lavoro: “Dopo il pensionamento di alcuni colleghi, non riuscivo a recapitare tutta la posta da un quartiere a un altro”, ha detto sostenendo l’esame da imputato. “La posta non l’ho persa, ma l ho conservata a casa e ho iniziato a consegnarla al termine del servizio, con la mia auto”. Il sostituto procuratore Iolanda Daniela Chimienti ha contestato all’addetto al recapito della posta, in servizio presso la sede centrale di Brindisi, di aver “soppresso 193 chilogrammi di corrispondenza, omettendo di consegnarla ai destinatari”. Più esattamente: 956 plichi di posta prioritaria; 300 di invii senza indirizzo; 82 ricevute di ritorno; cento avvisi di deposito Equitalia; un plico in pronta consegna; 1.668 plichi di posta massiva; 1434 stampe; 16 settimanali; tre quotidiani; 16 stampe di Pagine gialle; 408 plichi esteri; 288 atti giudiziari; e 47 pacchi, tra esteri e ordinari, privi del contenuto. La contestazione è stata mossa “dall’inizio del 2015”. A conclusione del dibattimento, il pm ha chiesto la condanna del postino brindisino alla pena di sei mesi, mentre il difensore ha rimarcato l’assoluta buona fede del postino e ha invocato l’assoluzione anche in ragione della tenuità del fatto contestato. Il Tribunale di Brindisi, in composizione monocratica, ha accolto la richiesta del penalista: il postino si è lasciato alle spalle la vicenda giudiziaria, per il momento. —Assolto postino accusato di aver fatto sparire 193 chili di corrispondenzahttps://www.brindisireport.it/cronaca/Assolto-postino-accusato-di-aver-fatto-sparire-193-chili-di-corrispondenza-Brindisi.html© BrindisiReport
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